Chi Sono
Ciao. Questa non è una semplice descrizione di me stessa ma una descrizione di questo blog. Nasce per pubblicizzare i miei scritti: poesie, racconti brevi; il mio libro a puntate. Sono accettati commenti sia positivi che negativi perchè solo col vostro aiuto posso migliorare. Tutto quello che leggete qua potrebbe essere pubblicato. Percui siate maggiormente motivati a lasciare i vostri giudizi. Grazie.
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Amo
Scrivere; la neve; la pioggia quando sono a casa; la cioccolata calda; la musica di cui non posso fare a meno; stare accucciata sotto le coperte quando ho molto sonno e fuori c' è freddo; il mio ragazzo ^^ ; adoro stare coi miei amici e divertirmi con loro.
Odio
Il freddo che ti penetra nelle ossa e non puoi fare un cazzo per poterti proteggere da esso; il caldo afoso e umido; quando non accendono i termosifoni e tu ti congeli; le persone false che ti pugnalano alle spalle; quando tu pensi di avere degli amici ma in realtà son nemici; il sapore dell' anice; il melone; quando i familiari ti vanno contro; le persone senza cuore. Vi basta??? O è troppo??? Allora fate bene a non leggere.
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Per Grafica e Codice Ringrazio
†EveDarkGuns†
E per L'Hosting †Splinder†
E ora ringrazio voi, tutti voi. Tutti, tutti, tutti. Perchè ci siete, perchè esistete, perchè non temete, perchè siete sempre qui e correte - beh dai non esageriamo! - , perchè c' è qualcuno che sorprendete - io insomma s' era capito! - perchè c' è qualcuno che per un bel po' stimerete - sempre io ndr - perchè... Perchè... Perchè per ora non ve ne andrete e rimanete! - e adesso pregherò che non ve ne andrete! -
Lassù brillate insieme alle stelle del mio cuoricino:

immagine presa dalla rete: grazie!
P. S. = ora siete un po' più di 3000 che avete letto fino ad ora questo blog... Ssssh non ditelo a nessuno!
sarasaba4 Ha scritto alle 23:09
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Il mio primo regalo su questo mio blog
.
Il regalo mi è stato donato dal Signor Pietro. Invio mille e mille grazie anche perché non so come me lo sia guadagnato… Eccolo:

Grazie davvero signor Pietro,
mi scappello e faccio un passo indietro.
Grazie davvero signor Pietro,
indietreggio di un mezzo metro.
Grazie davvero signor Pietro,
lo scrivo in grande incidendolo sul vetro.
Ehe, mi sono imbattuta in una rima un po’ pestifera, magari non si legge ma ci ho messo tutto il mio impegno, arrivederci!
sarasaba4 Ha scritto alle 22:38
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Andando in giro per blog sardi ecco che mi è tornata l' ispirazione per pubblicare le mie foto... Non son bellissime ma non son neppure da buttare. Ecco i miei ricordi:
un' insegna impallinata...

Intravvedo nascosto dietro la via un palazzo stupendamente vestito

Ecco il dipinto zummato

Orgosolo, Carnevale 2007
***
Qualcuno scattò una foto alla chiesa di Bonaria prima che io nascessi. Museo di Nuoro

Pablo Volta impresse così sulla carta i Mamuthones di Orgosolo

E quando la fame si fece sentire... Tutti al ristorante Supramonte! Quello che cantò de Andrè... Aspettando il porceddu- maialetto

Nuoro, Orgosolo, pasquetta 2007
Io, Roby & company
sarasaba4 Ha scritto alle 11:27
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In:
L' obiettivo si fa pian pian più chiaro ma c' è ancora da lavorare. In cambio faccio copia incolla di nuovi Haiku... Spettrali. Ah, Halloween Hallowen: se fossi più volte ricordato... Ma questa è un' altra storia. Pillole in polvere di mercurio:
+ Grida di morti +
Mostri spettrali nella chiesa campestre cantano
e uniti per mano formando un cerchio ballano.
Biancastre e gelide dita si stringono forte
urlando contro la cupola a botte “ morte” .
E neri rami all’ esterno gridano contro il cupo cielo
Li pare sentire un piccolo e grigio omicciolo lontano
e allora lui poggia la mano sul suo piccino orecchio… Turbano,
ma a lui paiono dolci melodie canterine
perciò si lascia trascinare da queste putrificanti latrine.
E neri rami all’ esterno gridano contro il cupo cielo
Poggia il suo leggier piedin il buon omicciolo, piano,
ed ecco lo accoglie un nero ma sveglio sagrestano
che gli dice “ prego gentil signor, non indugiate ad entrar”
e l’ omicciol picciolin compie un inchin mentre l’ omuncolo nero “ presto non indugiar” lo tratta alla par.
E neri rami all’ esterno gridano contro il cupo cielo
Non indugia l’ omino picciol, non è condotto nella chiesetta invano,
ed entra allora scappellandosi, così come facevano un dì lontano lontano.
Dondolando sulla navata mangiucchiata, intravvede le ombre tese.
L’ omino picciuol ingenuo assai è “ vieni omicciol canta con noi” , disse una cupa voce con le mani distese.
E l’ omiccino grigio, tutto picciol, così la manina diede
e nell’ infero orrendo con loro discese.
E neri rami all’ esterno gridano contro il cupo cielo
***
... Sussurri ...
Fiumi neri
sui prati oscuri…
Sorgi o vita.
*
+ Morte oscura +
Spiriti- pece
nella chiesa campestre.
Aliti di morte.
*
***
Si raccontava, quando ancora si tramandavano le leggende popolari sarde di nonna in nipote, che a volte si potevano incontrare le anime dei morti che ballavano in cerchio nelle chiese campestri. Se per caso si entrava in una di queste chiese e si accettava di ballare assieme a queste anime, la tua sorte era segnata.
Dedicata a chi ancora ci tiene a mantenere vive le sue proprie tradizioni leggendarie.
sarasaba4 Ha scritto alle 00:59
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In:
Ecco qua: il secondo e il terzo ultimo abbozzo dedicato alla Regina Erànu. Non sono il massimo, ma, sono le mie prime composizioni in rima.
Good bye, arrivederci, a si biri Erànu, vivi sogni felici nella tua casetta che a te pare il mondo .
*
* Sussurri antichi *
Accarezzando foglie secche e sbiadite,
son seduta, io: Erànu, sulle distese d’ erba ingiallite.
Tessendo sbuca sulla tela d’ oro il broccato,
e i miei rossicci riccioli ondeggiano al vento sfacciato.
Rossicci i riccioli che accarezzano le mie rosee gote
Facendo nascere il broccato le mie ditina delicate,
son contenta, e le mie guance rosee sorridono pacate,
e sorridendo sollevo un dito e la Vecchia Quercia vicina
canta insieme alle sue gialle foglie e ai corbezzoli rossi, regina.
Scura, la Vecchia Quercia canta alzando le verdi foglie alle volte
Cantando insieme alla Quercia antica, tesso il broccato prezioso,
intenta, sotto la volta celeste che invia il sole ad abbracciarmi sfarzoso,
a intrecciare i fili di seta che, dorati, disegnano una fata su un bianco destriero.
I suoi capelli biondo – perla ondeggiano sull’ aria gassosa indicando un antico veliero.
Incontaminato il telaio che disegna la jana, seta intrecciata da vite oramai vuote
Accoccolandomi sul manto prato, ascolto le melodie odorose,
e ogni tanto guardo il mio candido barboncino che coccola le selvatiche rose.
Note, suoni, musiche mi isolano dal mondo. Diventata sorda
adesso sobbalzo atterrita: Nue improvvisamente abbaia e pare che morda…
… Sento allora tonfi di passi umani. Raccolgo il telaio e afferro Nue rabbiosa, correndo via per le stradine ormai remote.
*
>>> Erànu scomparsa <<<
Odoroso il bosco di querceti echeggia lontano:
cerca la sua Jana che un giorno cantò piano piano,
cerca la sua Fata dai rossicci riccioli invano,
cerca la sua piccola dalle rosee gote lontano
cerca la sua Regina dalla delicata mano.
E l’ edera anch’ essa sussurra una melodiosa stanza
Tintinnante canticchia un grigio usignolo un’ armonica farsa,
svolazza sul bosco odoroso per cercare la Jana scomparsa,
svolazza sugli antichi querceti per cercare la piccola sposa,
svolazza sull’ erba grigiastra per cercare la fata ormai persa.
E il grigio usignolo volteggia in un’ amorevole danza
Ma la Jana, Regina degli Elfi, fila il rosso broccato,
fila felice accoccolata nella sua casina di legno, peccato,
fila leggera sul suo telaio d’ oro smaltato,
fila svolazzando colle ali brillanti e azzurrine il fato,
fila, e il candido barboncino ammicca col musetto bagnato.
E io, l’ elfo Luotte, la cerco pur sapendo che non è più vacanza
*
sarasaba4 Ha scritto alle 00:49
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In:
Abbozzi in rima... E Haiku assolati
^^^ Incoronata ^^^
Corro, corro, corro io: elfo sottile
piccina piccina ma dal garbo gentile.
Corro, corro da Erànu mia Regina
fragile ma forte la piccolina.
Lei è dorata tutta e pure brillante,
con le ali azzurrine è proprio sfavillante.
E se tu mi vedessi sono agile e frizzante
e anch’ io brillo vicino alla stella scintillante.
Che diresti tu vedendomi così saettare
svolazzando tra gli alberi svelta e saltellare?
Certo non mi mancano i gioielli di rugiada,
ah ecco uno specchio d’ acqua e di giada,
ecco saltello, zampillo, mi tuffo quasi dentro,
ecco che vedo ben le mie piccole orecchie scintillar d’ oro,
di minuti ma scintillanti cristalli dorati:
si dolcemente dall’ argento in pietra preziosa si sono trasformati.
Ma riccioli d’ edera mi accarezzano il volto
infatti il vento d’ un tratto aveva sconvolto
i rami d’ edera e i piangenti salici
lo specchio d’ acqua e di giada e i pini salaci,
e prima di tutti l’ aria del bosco, dopo aver sbattucchiato la timida pianta.
Ecco che allora mi accorgo del ritardo e affranta
corro corro portando in braccio la tela dipinta
in tessuto di broccato rosseggia la tinta con cui Regina Erànu sarà oggi avvinta.
/
nella foresta
brumosa fila lei:
sognante jana.
/
suoni candidi
mi chiamano al bosco:
canto d’ uccelli.
/
nuova alba
scintillante ubriaca
me. Si, rinasco.
/
sarasaba4 Ha scritto alle 00:07
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In:
Rime Nuove, Giosuè Carducci
libro VIII
XCIV. La figlia del re degli Elfi
da
Stimmen der Völker di Gottfr. V. HerderCavalca sir Òluf la notte lontano
Per fare gl’inviti, ch’è sposo diman.
Or danzano gli elfi su ’l bel verde piano:
La donna de gli elfi gli stende la man.
– Ben venga sir Òluf! Perché vuoi scappare? 5
Vien dentro nel cerchio: vien, balla con me.
– Ballare non devo, non posso ballare:
È giorno di nozze dimani per me. –
– Se meco tu balli, scudiero gentile,
Due d’oro speroni donare io ti vo’, 10
Ed una camicia di seta, sottile,
Che al lume di luna mia madre imbiancò.
– Ballare non posso, non devo ballare:
È giorno di nozze dimani per me.
– Sir Òluf, ascolta: ti voglio donare 15
Un cumulo d’oro, se balli con me.
– Il cumulo d’oro ben venga; ma poi
Ballare non posso, ché ho nozze diman.
– Se meco, sir Òluf, ballare non vuoi,
Il morbo e il contagio ti accompagneran. – 20
E un colpo gli batte leggero su ’l cuore:
Tal doglia sir Òluf piú mai non sentí.
Poi bianco il rialza su ’l suo corridore:
– Ritorna a la sposa, ritorna cosí. –
E quando a la porta di casa egli venne, 25
Sua madre al vegnente guardò con terror:
– Ascolta, figliuolo: di’ su, che t’avvenne?
Perché cosí smorto? che è quel pallor?
– Come esser non debbo sí pallido e smorto?
Nel regno de gli elfi m’avvenne d’entrar. – 30
E' il ritorno della rima. Della forma chiusa delle origini: di Dante, di Guidi, se posso azzardare anche di Petrarca. Il verseggiare pare misto, per me che sono un' ignorante in materia... Ma tuttavia, oso dire che è magnifica la musicalità del metro. Par sentire una canzone lontana... Ah rimeggiar così, che favola!
sarasaba4 Ha scritto alle 20:01
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In:
Bonne journée!

Bona dì!
Buona giornata!
sarasaba4 Ha scritto alle 12:03
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In:
** Vi scrivo, perchè vi scrivo? Perchè è stato, e lo è ancora, un periodo in cui sono zeppa d' impegni soprattutto di studio. Povero blog: è stato abbandonato. Ma mai dire mai, rieccomi qui.
Vi lascio una cosetta che anche se non è il massimo è il pezzo del mio cuore che ora si è ripulito e rinasce con un po' di nuova vita .
Baci,
Sara S. **
I lugubri e il Sole
Mostri nebulosi, neri, sfumati, mi attaccano nel sonno. Nell’ ora della veglia di pece mi distruggono il sogno che ancora si nasconde dentro neuroni uccisi. Non so. Non so. Non so cosa, chi siano. So però che son mostri. Mostri di anime vaganti in mezzo a particelle d’ aria infinita.
E voi affermate… Oppure chissà, chissà se affermate che essi, i lugubri spasmi di nebulosi pensieri, sono solo percezione della mia mente. Lo credete? Eppure io vi dico che li percepisco. Ridete, ridete pure se volete, ma la paura è innata nell’ uomo e così si deve accettare senza giudicare.
Non le sento le risa ma sento i lugubri, nebulosi, neri, sfumati, che pulsano come il cuore le mie gambe e pizzicano i polpacci… Sudo freddo, sento il sangue che corre velocemente dentro gli stretti canali di carne velata. Non respiro, divento muta, cancello i miei pensieri, soffoco, soffoco, esplodono chi sa da dove i volti. I volti, i volti delle anime acciuffate dalla Morte Nera. Aiuto! Aiuto!! Aiuto!!! Grida la mia anima, ma la voce sola si perde per la via del plancton spaziale.
Sono sola.
Sono sola.
Sono sola.
Prego. Si prego. La mia anima cerca di abbandonare i lugubri neri e pronuncia, con voce ferma e chiara, il Padre Nostro. Non serve. Non serve. I lugubri son troppo forti. Allora lo canto. Canto il canto di Dio. Lo canto nella mia mente. Canto tutta la notte ma i lugubri son sempre anelanti e accarezzano le lenzuola…
E’ entrato lentamente il sole… Chissà quante eterne ore saranno passate… Stropiccio gli occhi. Ora è tempo. E’ tempo di dormire. Mi alzo all’ una… Circa. Ma la notte di pece è ancora con me. I miei neuroni nuotano in un liquido ansimante. Ho paura delle tenebre del mio cuore che batte stanco. Ho ancora paura. Li cerco nell’ andito color pece. Li cerco dietro la porta della mia camera. E mentre cerco, il cuore saltella atterrito. Li cerco tremante sugli specchi. Non ci sono. Sorride il mio cuore ma dentro di me sento brividi ghiacciati.
Giunge correndo la notte. Ho paura di tuffarmi nel letto. Eppure è un’ altra notte. Il canto di Dio e la ragione hanno ripulito ogni cosa. Oggi sorrido e alzo gli occhi al cielo celeste, spruzzato di candidi batuffoli, e quando vedo le tenebre saluto le scintillanti lucciole che dormono sui tessuti plumbei.
sarasaba4 Ha scritto alle 22:24
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Ninna nanna di Mazzarò
Caparezza- Habemus capa- 2006
***
Apri gli occhi pupo, stai attento pupo, non temere l'uomo nero, non temere l'uomo lupo, non temere l'uomo cupo, temi solo l'uomo astuto. Lui fa da tutor prende tutto ciò che può, non fidarti nemmeno un po', non fidarti nemmeno un po', non fidarti nemmeno un po' di chi fa come Mazzarò. Sto parlando di Mazzarò, dico Mazzarò, memorizzalo, se lo ammazzerò già lo so che lo rivedrò come Lazzaro, se ti si avvicina lo spezzerò come pane azimo, anzi no, come pan di zenzero, Mazzarò, come Verga io ti romanzerò. Vuoi la roba? La mia roba, no! Sono come una velina, non te la do. Nemmeno se fai goal su goal, nemmeno se fai rock & roll, nè se diventi status symbol, nè se ti metti in baby doll, i miei sentimenti non te li do... (ronf)
Aaah! Svegliati! Pargoletto svegliati! Giù dal letto sennò viene quel maledetto di Mazzarò che quando ero piccolo mi rubò il cavallo a dondolo ed i robot, la Mach 5 go go go, i lecca lecca con i bon bon, il vasino con la pupù, persino il cuculo del cu-cù cu-(swish), Supergulp alla Tv, Grisù, Scooby-Doo, la signora Minù, mi lasciò solo Winnie the Pooh, che se lo ficchi su per il...
Di chi è questo ciondolo? Di Mazzarò. Di chi è il cavallo a dondolo? Di Mazzarò. Di chi è il gioco da tavolo? Di Mazzarò. Di chi? Di Mazzarò. Di chi? Di Mazzarò.
Ninna nanna, ninna nò, sta arrivando Mazzarò.
Resta sveglio che sennò, porta via quello che può.
Ninna nanna, ninna nò, sta arrivando Mazzarò.
Resta sveglio che sennò, porta via quello che può.
Poi di botto fui giovanotto mentre lui in più diventò corrotto. Con più moneta di un terno al lotto comperò le ditte e l'indotto, fu padrone di ogni prodotto, fu modello di ogni picciotto, \"Voglio roba\" questo il suo motto, vuole roba? Che venga sotto, 'sto galeotto stolto, gli do un cazzotto sul volto, restituisca il maltolto, sì, lingotto su lingotto... (pant pant...) Dov'ero rimasto? Ah, sì... Mazzarò comperò tutto ciò che potè, quando poi volle me, dissi \"No\", lui disse \"Uè\". Io chiusi gli occhi per un po' e con orecchie da Dumbo, ascoltai quel manigoldo che volò via con un Jumbo, spalancando le orbite m'accorsi che coi suoi denari Mazzarò mutò i miei pari in quei dementi dei paninari, fighettini filoamericani con capi firmati, chini come cani con i capi più affermati, svegliati bimbo, via dal limbo degli assonnati che sei tra i suoi trofei più desiderati. Di chi è la banca, eh? Di Mazzarò. E la casa editrice di chi è? Di Mazzarò. Di chi è l'azienda tessile? Di Mazzarò. Di chi? Di Mazzarò. Eh già, di Mazzarò.
Ninna nanna, ninna nò, sta arrivando Mazzarò.
Resta sveglio che sennò, porta via quello che può.
Ninna nanna, ninna nò, sta arrivando Mazzarò.
Resta sveglio che sennò, porta via quello che può.
La mia donna, bella donna, pure in unisex, a letto siamo un Mulinex, la metto a cuccia come Rex, col mio Vix-Synex vado spedito tipo Fed-Ex e vivo momenti piccanti emulanti il Tex-Mex. Ma in un multiplex vide Mazzarò con due transex, lui le disse \"Ti porto ad Hollywood come il Frankie di Relax, beviti un paio di Beck's e facciamo del sado-sex\", e da quel giorno fu la mia ex, dura lex. Bù! Spaventati, non farti comprare da Mazzarò, non cedere al suo Rococò, nè ai contratti Co.co.co., gurugurugù qua qua no no, questo pupo non te lo do, gli sto insegnando il metodo che a te farà da antidoto. Mazzarò ha comprato tutto non gli manca niente, è proprietario di ogni ente anche inesistente, è un avido chirurgo che vuole il cuore della gente. Tu resta sveglio perchè lui fotte il dormiente! Di chi sono le pensioni? Di Mazzarò. Le comunicazioni? Di Mazzarò. Di chi sono i cromosomi? Di Mazzarò. Di chi? Di Mazzarò. Di chi? Di Mazzarò.
Ninna nanna, ninna nò, sta arrivando Mazzarò.
Resta sveglio che sennò, porta via quello che può.
Ninna nanna, ninna nò, sta arrivando Mazzarò.
Resta sveglio che sennò, porta via quello che può.
(Grazie ad Cenora per questo testo)
***
Caparezza... Scrivere di Mazzarò ambientandolo nella nostra epoca, politica di Mazzarò, editoria di Mazzarò, donna di Mazzarò, addirittura i giochi di Mazzarò... Geniale. Ah, scrivere così per rime, grandioso!
sarasaba4 Ha scritto alle 13:49
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